Microflog

Microflog è un integratore alimentare di MICROFARMA, che come si deduce dal nome “flog” è utile nei casi di flogosi. L’infiammazione, o flogosi, è un meccanismo di difesa dell’organismo che costituisce una risposta protettiva all’azione dannosa di agenti fisici (radiazioni), chimici (acidi), microrganismi patogeni (batteri, virus..). Il fine delle reazioni messe in atto è l’eliminazione, ove non possibile il contenimento, della causa iniziale innescante la cascata di eventi. Ciò avviene perché si attivano risposte vascolari e tissutali volte a ripristinare l’omeostasi e la riparazione.

È una condizione molto comune, riguarda ogni individuo a prescindere dal fattore età. Proprio per questo si è cercato di mettere a punto antinfiammatori capaci di confrontarsi con la complessità dei quadri.

Oggi, grazie a microflog, possiamo dire di avere un antiflogistico ideale per l’età pediatrica. In particolare: questo sciroppo per la sua composizione a base di malva, ribes, bromelina e zinco, è da considerarsi un fitoterapico.

La “fitoterapia”,  deriva dal greco phyton/ pianta e therapeia /cura, rappresenta in assoluto la prima forma di medicina utilizzata dall’uomo. La storia della medicina insegna come la produzione di medicamenti e i trattamenti contro malattie ebbero inizio grazie all’uso di erbe. Utilizzate dai popoli antichi sia del bacino mediterraneo sia dell’oriente, si trova traccia nel primo trattato europeo sulle erbe “ de materia medica” del greco pedanios, I° sec A.C. . Anche successivamente il potenziale delle erbe curative non è stato mai dimenticato, anzi andava sempre potenziandosi al punto che, nel rinascimento, Vasari si espresse dicendo di “essere alla soglia di una nuova era di rigenerazione dell’umanità”.

Se quindi da una lato la fitoterapia affonda le sue radici nella storia antica, dall’altro è tuttora un’opzione valida nella flogosi. Curare con rimedi naturali risulta essere la cosa più “naturale” e con meno effetti avversi nell’età pediatrica. I fitoterapici antiflogistici sono:

  1. Malva
  2. Bromelina
  3. Ribes

Come si evince dalla tabella degli ingredienti, questi (+ lo zinco) sono contenuti in microflog.

È uno sciroppo senza glutine.

Il prodotto ha la certificazione GMP (good manufacturing practice).

È l’antiflogistico davvero ideale, raccomandato in caso di affezione delle vie aeree; sia nelle faringiti che nelle laringiti, nelle tracheiti, nei mal di gola e nella tosse seca e stizzosa.

D’altra parte è uscita una raccomandazione del working group pediatrico dell’AIFA ( agenzia italiana del farmaco) in relazione all’uso dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) nei bambini.

Nell’ambito dell’attività di monitoraggio delle segnalazioni di sospette reazioni avverse (RA) è stato riscontrato, negli ultimi anni, un progressivo incremento del numero di segnalazioni di sospette RA ad antinfiammatori non steroidei (FANS) in età pediatrica ed in particolare per il ketoprofene e l’ibuprofene. […..] Le RA segnalate per ibuprofene e ketoprofene sale di lisina sono quelle note per la classe dei FANS con un coinvolgimento della cute al primo posto, seguito da reazioni dell’apparato gastrointestinale tra le quali spiccano per frequenza le emorragiche. Inoltre sono stati segnalati alcuni casi di compromissione renale. [……] non vi è alcuno studio pubblicato in letteratura che abbia dimostrato l’efficacia dei FANS nell’abbreviare la durata della sintomatologia in corso di infezioni delle vie respiratorie. Pertanto il loro impiego, con un presunto obiettivo curativo antinfiammatorio, in corso di queste specifiche ed autolimitanti condizioni, è fortemente sconsigliato.”

La BROMELINA, di contro, tra le molteplici proprietà e benefici capace di apportare si è rivelata un ottimo antinfiammatorio.  Isolata chimicamente solo alla fine dell’800, è stata introdotta come principio terapeutico da Heinicke nel 1957. Trattasi di una miscela estratta sì dalla polpa ma soprattutto dal gambo del frutto di ananas comosus. È composta da enzimi proteolitici sulfidrilici e da una componente non proteolitica contenente perossidasi, fosfatasi, cellulasi, glucosidasi, calcio e glicoproteine.  In quanto enzima, oltre che per gli effetti digestivi, ovviamente ed evidentemente correlati all’attività proteolitica, la bromelina è nota anche per numerosi altri effetti sistemici. Si rimanda all’approfondimento precedente  https://microfarma.net/bromelina/  .  

Numerosi sono ormai gli studi attualmente pubblicati in letteratura testimoni della grande efficacia biologica della bromelina.

La funzione proteolitica dell’enzima le permette di essere in grado scomporre le proteine in peptidi più piccoli, agevolandone quindi la digestione. In altre parole frammenta, scindendo i legami, molecole più grandi, che altrimenti non sarebbero digeribili, in unità più piccole. Tuttavia sarebbe riduttivo accennare solo a questa applicazione. Infatti l’attività proteolitica della bromelina prende parte anche nella degradazione della fibrina.

Si può dire che possiede attività fibrinolitica, la fibrina essendo un composto proteico viene spezzata nei legami, lisata. Questo si collega, dunque, ad un’azione della bromelina anche anticoagulante. Una volta giunta nel circolo ematico, la bromelina espleta la propria azione fibrinolitica favorendo la degradazione della fibrina, la quale è coinvolta nella formazione dei coaguli di sangue. La coagulazione è utile, un salvavita, in caso di ferite e sanguinamenti, ma diventa pericolosa, persino mortale, quando insorge all’interno di un vaso dando origine ai trombi.  Azione antiaggregante: inibisce l’aggregazione delle piastrine, mantenendo il sangue più fluido.

Inoltre ha anche una funzione antiedematosa. Si basa sulla capacità di facilitare il drenaggio dei liquidi, minimizzando la stasi venosa. La bromelina favorisce il riassorbimento di edema e di stravasi, di ecchimosi ed ematomi. Elimina il ristagno di liquidi e la ritenzione idrica, inoltre possiede importanti proprietà diuretiche. Pertanto, con tale funzione antiedemigena, trova applicazione nelle vene varicose ed in altri disturbi del sistema circolatorio, altresì può essere sfruttata nel trattare infiltrati nei tessuti molli formatisi a seguito di ferite, traumi o interventi chirurgici. Va ad eliminare i gonfiori. Il gambo d’ananas è tradizionalmente utilizzato nella cellulite. Generalmente quando si parla di cellulite si pensa all’inestetismo cutaneo, ignorando il sottostante processo infiammatorio. Si ha ristagno di liquidi negli spazi interstiziali. Questo fenomeno, associato al deposito di grassi nel tessuto sottocutaneo, provoca le alterazioni morfologiche caratteristiche della cellulite, ossia pelle a buccia di arancia e noduli cellulitici doloranti. Per la sua azione benefica sulla circolazione e sugli stati infiammatori si può ritenere la bromelina efficace contro la cellulite, l’ estratto di gambo d’ananas è utilizzato come coadiuvante nel trattamento delle panniculopatie edemato-fibrosclerotiche (cellulite ).

La bromelina, stimolando la diuresi, quindi drenando, ripristinando il trofismo cellulare e normalizzando la struttura del tessuto sottocutaneo , è di aiuto nella prevenzione e cura della cellulite.

Una menzione speciale va fatta per le capacità antifiammatorie. La bromelina è da ritenere un antiflogistico sicuro e ben tollerato. La sicurezza dell’impiego della bromelina rispetto ad altri antinfiammatori deriva dalla differenza nel suo meccanismo di azione: infatti laddove i FANS inibiscono la cicloossigenasi, bloccando la sintesi di prostaglandine, la bromelina “dirotta” questa sintesi, incrementando la produzione di prostaglandine ad attività antinfiammatoria a discapito di quelle ad attività pro-infiammatoria, in tal modo evitando il danno gastrointestinale tipico dei FANS.  In virtù di ciò viene utilizzata per migliorare i sintomi associati alle patologie croniche infiammatorie. L’efficacia della bromelina nel trattare il processo antinfiammatorio rispetto ad altri farmaci antiinfiammatori consiste nel suo, in parte, differente meccanismo d’azione. Mentre i classici FANS bloccano la sintesi di prostaglandine, l’enzima, invece, agisce con bidirezionalità. Da un lato inibisce la produzione di prostaglandine proinfiammatorie, dall’altro promuove quelle antinfiammatorie.  La bromelina è da ogni punto di vista, soprattutto in età pediatrica, un antiflogistico ideale. 

Inoltre, la bromelina agisce su molti aspetti dell’infiammazione, perché è anche in grado di ridurre il dolore e contrastare il gonfiore, condizioni cardini associate agli stati flogistici (dolor, tumor, rubor..) . Ottiene così di velocizzare i tempi di guarigione e recupero.

Si rivela utile, oltre che nell’osteoartrite, anche nel promuovere la ripresa di lesioni muscolari: traumi sportivi, strappi, contusioni, contratture e stiramenti.

La somministrazione di bromelina è vantaggiosa in caso di tromboflebite. In uno studio riduce i segni e sintomi dell’infiammazione (rubor, calor, tumor, dolor, functio lesa) quindi dolore, edema, arrossamento, temperatura più elevata cutanea. Inoltre allevia le difficoltà nel movimento. Si sfrutta la sua azione anticoagulanti ed antinfiammatoria

Il derivato dell’ananas ha un importante ruolo decongestionante. Attualmente la bromelina viene utilizzata anche come decongestionante per la mucosa del distretto ororinofaringeo e rinosinusale, può quindi essere utile come trattamento complementare della sinusite, come raccomandato dalla commissione tedesca.

 Ha azione mucolitica e fluidificante,  decongestiona e libera le mucose in presenza di muco e  flogosi catarrale, rinite e sinusite. La bromelina si è rivelata utile nei disturbi delle vie respiratorie, in particolare si è dimostrata un buon mucolitico ed un ottimo decongestionante delle mucose, pertanto torna utile nei casi di flogosi,  infiammazioni quali rinite. In più anche la sinusite risponde bene alla bromelina.

Risultati promettenti si stanno avendo anche in studi che metto in connessione asma e bromelina.

Il miglioramento della congestione respiratoria porta come conseguenza un incremento della capacità e funzionalità polmonare. Infatti i pazienti esaminati con spirometria, tecnica di pneumologia  per determinare i volumi respiratori, tra il prima ed il dopo trattamento con bromelina, mostravano risultati migliori. D’altra parte la sostanza decongestionando, fluidifica pure le secrezioni bronchiali.

Quindi: in caso di rinorrea dovuta a rinite acuta, asma, sinusite, bronchite, il gambo d’ananas è un valido alleato per liquefare il muco, facilitandone l’espulsione.

Non solo; la bromelina è indicata nel trattamento di diversi traumi sportivi, siano essi diretti (contusioni) sia indiretti (contrattura).  La bromelina velocizza “la fase acuta” diminuendo l’infiammazione e dolore.  Inoltre sembra che la bromelina sia efficace anche nel migliorare la funzionalità muscolare dopo intensa attività fisica.

È stato dimostrato che il trattamento con bromelina , oltre ad un’accurata pulizia della lesione, favorisce anche la riduzione del dolore nelle ferite.  Nelle ustioni la bromelina ad uso topico viene usata per la rimozione di tessuto morto causato da ustioni cutanee. Sembra efficace nell’accelerare la cicatrizzazione di piaghe e ferite.

La bromelina è stata sfruttata con successo anche nella dismenorrea (mestruazione dolorosa).

Ha azione immunomodulante perché favorisce la risposta del sistema immunitario ad uno stress cellulare.

Ha azione antimicrobica poiché potenzia l’attività degli antibiotici ed impedisce l’azione di batteri, funghi e parassiti.

Detiene anche un effetto antiossidante, contrasta la formazione di radicali liberi, così protegge la salute dell’organismo.

Infine la bromelina possiede attività antitumorale. Può potenziare il trattamento chemioterapico standard.   Per di più studi condotti presso il cancer research center suggeriscono che la bromelina, oltre ad aumentare l’efficacia della chemioterapia, potrebbe esercitare anche una diretta attività antitumorale.

 

Ricapitolando proprietà e poi possibili applicazioni, riassumiamo che la bromelina:

  • Facilita i processi digestivi -> funzione digestiva
  • Antinfiammatorio
  • Controlla decorso di patologie autoimmuni
  • Utile per alleviare i dolori articolari-> riduce sintomi osteoartrite
  • Riduce i tempi di recupero dopo attività sportiva intensa
  • Utile nella fase di recupero post traumi o interventi chirurgici
  • Favorisce cicatrizzazione tessuti e ripresa da ustioni
  • Riduce stati edematosi -> funzione antiedemigena
  • Contratsa inestetismi cutanei -> cellulite
  • Ma altresì flebite, tromflebite, vene varicose
  • Capacità fibrinolitiche
  • Esercita azione mucolitica-> utile in disturbi vie aeree , soprattutto ad uso decongestionante in caso di flogosi catarrale, asma e sinusite
  • Riduce il dolore nella dismenorrea
  • Attività antimicrobica -> sinergica in alcune terapie antibiotiche
  • Capacità antitumorali .

La bromelina del prodotto MICROFLOG è molto efficace e capace di espletare le funzioni suddette. Ciò è possibile perché nel prodotto c’è glicerolo, che non prevede alcun limite d’utilizzo né in pediatria né negli adulti.  La bromelina a contatto con l’acqua, seppur per un breve periodo, si disattiva. È il punto di forza che si evidenzia nel prodotto: evitare che la sostanza entri in contatto con soluzioni acquose, preservando così l’efficacia del principio attivo. La bromelina presente nel microflog non viene inattivata nemmeno dalla saliva poiché il tempo di contatto è troppo breve per dare inizio alla reazione di idrolisi.  La bromelina di microflog non è gastroprotetta (la sigla per definire la bromelina gastroprotetta è retard)  poiché il processo di gastroprotezione renderebbe la formulazione granulosa e poco incline ad una somministrazione in soluzione liquida, in aggiunta determinerebbe obbligatoriamente una riduzione di 1/3 della quantità di bromelina somministrata. Infatti a parità di mg dose si dovrebbe triplicare la quantità, determinando un composto particolarmente denso e quindi più osticamente somministrabile.

Altra ragione per la quale il prodotto in esame risulta migliore e più vantaggioso riguarda la titolazione. Questa è un dato importante poiché si intende l’unità di misura, che esprime il tempo impiegato a degradare proteoliticamente un substrato. Di conseguenza più alta sarà la titolazione, più efficace e rapida sarà l’azione. La titolazione più comune è: GDU/g (Gelatin Digesting Unit). La titolazione della nostra bromelina è pari a 2500 gdu, dato davvero rilevante dal momento in cui si assume bromelina occorre conoscere il significato della potenza enzimatica. Ovviamente per orientarsi verso la scelta di un prodotto ad alta efficienza si deve capire il senso della dicitura gdu/g, espressione della potenza catalitica. In genere una bromelina buona ha un titolo > di 2000gdu/g, ecco perché la nostra bromelina (2500) è ottima.

Fonte :

http://www.enzymedevelopment.com/wp-content/uploads/2011/10/Gelatin-Digestion-Unit-GDU.pdf

GDU/grammo indica la quantità di enzima che, in 20  minuti di tempo, alla temperatura di 45°C e ad un pH di 4,5,  libera 1mg di ammoniaca da una soluzione standard di gelatina. Per determinare quante proteine vengono digerite dalla bromelina in 20 minuti si applica la seguente formula:

proteine digerite= [GDU/g]*m*(1mmol/17,031)*14,0101mg/mmol*6,25

dove -m è la quantità in grammi di bromelina

-6,25è il coefficiente di conversione dell’azoto inorganico in proteine

Quindi, se microflog ha titolazione di bromelina pari a 2500 GDU/g, significa che un 1grammo della nostra bromelina messa a contatto con la gelatina libera in 20 minuti, in determinate condizioni, 2500mg di ammoniaca.

 

Il secondo ingrediente di MICROFLOG, sempre fitoterapico antiflogistico, è la MALVA SYLVESTRIS. È una pianta perenne dal portamento cespuglioso, eretto e prostrato. Il fusto, legnoso alla base, di 60-80cm, porta foglie picciolate a 5-7 lobi, con margine dentato, ricoperte di peli. I fiori sono di colore rosa-violaceo con striature più scure. È frequente nei prati di pianura.

I costituenti chimici sono rappresentati da:

  • Flavonoidi
  • Tannini
  • glucosidi
  • Mucillagini
  • Antociani
  • Sali minerali
  • Vitamina A
  • Vitamina B1
  • Vitamina C

Mucillagini, costituite da miscele di carboidrati,  in acqua danno soluzioni colloidali con proprietà antinfiammatorie. Sono sostanze igroscopiche e per questo motivo, rigonfiandosi nell’intestino, facilitano l’ attività peristaltica ed ammorbidiscono le feci.

Questi sono responsabili delle proprietà di cui è dotata :

  • Proprietà antinfiammatorie
  • Lenitive
  • Emollienti, protettiva delle mucose
  • Rinfrescante

Più precisamente le proprietà sono ascritte alle mucillagini, presenti nei fiori ed in particolare nelle foglie della pianta.  Tali mucillagini hanno dimostrato di possedere la capacità di esercitare attività antiflogistiche e protettive nei confronti delle mucose con cui vengono in contatto e dei tessuti molli del corpo. I principi attivi agiscono rivestendo le mucose con uno strato vischioso che le proteggono da agenti irritanti. 

Per queste ragioni che  l’uso della malva è indicato contro la tosse, sia essa secca ed irritativa.

È vantaggiosa nelle forme catarrali delle prime vie aeree.

La Malva contribuisce alla fluidità delle secrezioni bronchiali, promuove un’azione emolliente e lenitiva sulla mucosa orofaringea e sul tono della voce.

Inoltre, grazie alla dolce azione lassativa, dovuta alla capacità delle mucillagini di formare una sorta di gel, agisce meccanicamente sulle feci, agevolandone così l’eliminazione. Pertanto viene utilizzata per idratare, sfiammare il colon, depurare l’intestino e regolarne le funzioni.

La malva è denominata omnimorbia, medicina per tutti i mali, ed è una delle poche piante le cui virtù terapeutiche sono conosciute anche dai meno esperti. Le virtù emollienti della malva sono conosciute ed apprezzate sin dai tempi antichi. Difatti il nome deriverebbe dal termine latino “mollire” cioè “ capace di ammorbidire”.  I greci, invece, la chiamavano “malachè” traducibile con “rendere morbido”. Ippocrate la raccomandava per le sue proprietà emollienti e lassative. Veniva utilizzata anche come cibo dalle persone povere, in effetti è buona nelle minestre o lessata e condita.

Un altro ingrediente fitoterapico del microflog è il RIBES NERO.

Il Ribes nigrum L. è un arbusto della famiglia botanica delle Grossulariaceae, per essere precisi appartenente all’ordine delle Saxifragales.

L’etimologia di “Ribes”  deriva dall’arabo “ribas”, nome di una pianta acidula menzionata dai medici arabi e “nigrum“ che significa “nero” dal colore dei frutti.

Il Ribes nero è un arbusto alto fino a 1,5 m , normalmente coltivato nella regione mediterranea, anche se in alcune zone dell’Europa si ritrova spontaneo. Cresce nei luoghi boschivi e sassosi delle Alpi e degli Appennini, ma è una pianta originaria dell’Europa centrale e orientale, abbondante soprattutto nei paesi settentrionali.

Possiede foglie 3-5 lobate, con contorno triangolare, margini dentati, pagina inferiore pubescente e ricca di ghiandole secretrici di colore giallo che gli conferiscono un odore molto aromatico e gradevole.

Le foglie contengono tracce di olio essenziale costituito principalmente da carburi terpenici, flavonoidi (quali iperoside, astragoloside, ramnoglucosidi) e antocianosidi.

I fiori si presentano in racemi pendenti, verdi esternamente e rossastri all’interno.

I frutti sono bacche nere, dalla grandezza di circa 2cm di diametro, di sapore aromatico, contenenti: glucidi, acidi organici, flavonoli e antocianosidi.

Sono ricchi in vitamina C.

Il ribes nero è una di quelle piante di cui s’impiegano varie parti e si hanno perciò diverse attività terapeutiche. Il suo uso più comune è quello sotto forma di gemmoderivato o macerato glicerinato (MG). Questa è una preparazione erboristica liquida, ottenuta dai tessuti embrionali freschi della  pianta, come germogli, boccioli, radici, linfa, semi (nel caso del ribes nero, proprio le gemme), in una miscela di acqua, alcol e glicerina.

Le foglie di ribes nigrum sono utilizzate nella medicina popolare:

  • ad uso interno per gli effetti antireumatici, depurativi, diuretici;
  • mentre, esternamente hanno proprietà astringenti sulla pelle e le mucose.

Alcuni studi effettuati, dimostrano l’attività antiallergica ed antiflogistica delle foglie di Ribes, comparabile a quella dell’indometacina, senza, però,  riscontrare l’effetto collaterale del farmaco suddetto, cioè l’ulcera.  Responsabili dell’attività antinfiammatoria del Ribes sembrano essere soprattutto le proantocianidine. Le quali svolgono un’azione antiedemigena e capillaro- protettiva.

Vengono utilizzati in fitoterapia per il trattamento della fragilità capillare venosa.

Inoltre sia le protocianine che i polifenoli, presenti nelle foglie, hanno una forte azione inibitoria per i famigerati radicali liberi.

 Non ultima di importanza è stata riscontrata anche un’azione diuretica. Le foglie, i cui componenti principali sono triterpeni e un complesso di polifenoli, hanno proprietà
 depurative e diuretiche, vengono utilizzate in fitoterapia per favorire l’eliminazione dell’urea e dell’acido urico, ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, stabilizzare le membrane cellulari e drenare l’organismo.

Anche frutti, ricchi di acido citrico, acido malico, vitamina C, oligoelementi, acidi polinsaturi, flavonoidi e antociani, si rivelano utili per la loro azione astringente, vasoprotettore-
capillarotropo, protettore della retina e rinfrescante. Sono quindi indicati, sotto forma di succo o infuso, per fragilità capillare e couperose.

C’è , infine, la componente delle gemme, che se frantumate emanano un odore sgradevole.

Il gemmoderivato del ribes nigrum è tra i più utilizzati in erboristeria, tanto che viene definito “l’antinfiammatorio per eccellenza”.

Le gemme ricche di olio essenziale, flavonoidi e glicosidi, in questa preparazione, agiscono come stimolanti delle ghiandole surrenali nella produzione di cortisolo, un cortisone endogeno che aiuta l’organismo a reagire alle infiammazioni. Questa attivitàcortison-like genera una reazione molto importante, perché aumenta la produzione di steroidi surrenalici, normalmente secreti dalle nostre ghiandole per contrastare ogni tipo di stress o lesione, stimolare la conversione di proteine in energia, eliminare le infiammazioni e inibire temporaneamente l’azione del sistema immunitario che scatena le allergie. Il gemmoderivato di ribes nero viene perciò impiegato per la sua potente proprietà antinfiammatoria naturale e antistaminica che agisce sia al livello cutaneo, che a quello delle vie respiratorie; ed è  quindi indicato in caso di asma, riniti allergiche e croniche, bronchiti, laringiti, faringiti, dermatiti e congiuntivite. Ha inoltre un’azione immunostimolante, combatte la stanchezza e aumenta la resistenza al freddo al fine di prevenire malattie influenzali.

Quindi, ha la funzione di attivare la risposta dell’organismo all’infiammazione sia cronica che acuta.

I fenomeni elementari che costituiscono la risposta infiammatoria comprendono vasodilatazione e aumento di permeabilità. Questi  provocano un travaso di liquidi dal letto vascolare al tessuto leso (edema) e l’infiltrazione leucocitaria nell’area di lesione (rolling , homing leucocitario).

La manifestazione delle modificazioni tissutali che subisce un tessuto infiammato consiste in:

  • arrossamento dovuto all’aumento di sangue nell’area(rubor);
    – rigonfiamento dovuto all’edema (tumor);
    – aumento della temperatura  (calor);
    -dolore per alterazioni biochimiche locali (dolor);
  • inibizione della funzionalità dell’area colpita (functio laesa).

Principalmente viene impiegato da soggetti allergici sia a livello preventivo prima che sintomatico poi.

Ultimo ingrediente del microflg è lo ZINCO, un metallo importante per il nostro benessere. Appartiene alla categoria dei “minerali presenti in traccia” , ovvero che sono presenti in piccola quantità nei tessuti corporei. Lo zinco è un oligoelemento necessario per l’uomo e per molti altri animali, ma anche per le piante e per vari microrganismi. Rappresenta la seconda “traccia metallica” più abbondante nell’uomo dopo il ferro.L’organismo ne contiene parecchio nei muscoli, nei globuli rossi e in quelli bianchi; tuttavia, grosse concentrazioni di zinco si possono trovare soprattutto negli organi. Ha simbolo chimico Zn, in natura è contenuto nelle rocce. Tra gli alimenti maggiormente ricchi di zinco ci sono le ostriche, i cereali, la carne bovina, ovina, suina, i funghi, il cacao, le noci ed il tuorlo d’uovo. Tuttavia i cereali contengono sostanze (fitati e fibre) che ne riducono l’assorbimento.

Lo zinco è un oligoelemento essenziale che è cruciale per la crescita, lo sviluppo e il mantenimento della funzione immunitaria. La sua influenza raggiunge tutti gli organi e i tipi di cellule. Questo micronutriente espleta diverse funzioni nell’organismo:

  • essenziale per lo sviluppo del feto durante la gravidanza e dopo, alla nascita per la crescita del neonato. Lo zinco è importantissimo anche per lo sviluppo dell’embrione e del feto, e per la crescita postnatale del neonato e del bambino
  • necessario per il funzionamento di 200 enzimi; I dati attualmente presenti in letteratura indicano nello zinco un oligoelemento essenziale per l’attivazione o la stabilizzazione strutturale di un gran numero di enzimi e fattori di trascrizione. E’  l’unico metallo che appare in tutte le classi di catalizzatori biologici ma non solo. Infatti, risulta anche necessario per il corretto funzionamento di molti ormoni, inclusa l’insulina, l’ormone della crescita e gli ormoni sessuali. È indispensabile per il funzionamento di oltre 300 enzimi e 1000 fattori di trascrizione. Viene immagazzinato e trasferito in metallotioneine (MT) – una famiglia di proteine ricche di cisteina, a basso peso molecolare, localizzate prevalentemente nell’apparato del Golgi, capaci di legare metalli fisiologici e xenobiotici. Sono quindi moltissimi i catalizzatori biologici delle cellule umane che presentano centralmente un atomo di zinco, ad esempio l’alcol deidrogenasi – enzima necessario a metabolizzare l’alcol etilico.
  • Nonché della risposta immunitaria e antiossidante e dell’apoptosi. Ha una funzione antiossidante che, seppure di tipo indiretto, è molto importante per contrastare lo stress ossidativo
  • Importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Proprio questa ultima attività è stata oggetto di interesse nell’ultimo periodo, in particolare nella lotta contro il COVID-19.

Lo zinco è coinvolto a diversi livelli nella lotta contro le infezioni virali:

  • In primo luogo, si oppone fisicamente alla penetrazione dei virusnelle cellule del corpo, limitando così la loro infezione.
  • Inoltre, una volta che il virus è penetrato con successo nelle cellule del corpo, lo zinco è coinvolto in diverse azioni che rallentano la sua moltiplicazione in queste cellule infette e la proliferazione del virus nel corpo.
  • Migliora anche l’eliminazione dei virus dal tratto respiratorio migliorando la clearance delle secrezioni bronchiali.
  • Lo zinco aiuta anche a limitare le infezioni virali stimolando il sistema immunitario. Èdirettamente coinvolto nell’aumento della produzione, da parte delle nostre cellule, di molecole che bloccano la divisione dei virus e la produzione di molecole virali tossiche.
  • Le reazioni infiammatorie eccessive, dannose per il corpo quando vanno fuori controllo (la troppo famosa “tempesta di citochine”), possono anche essere rallentate dall’azione dello zinco.
  • Infine, inibendo la crescita di batteri come lo Streptococcus pneumoniae, lo zinco aiuta a combattere le superinfezioni batteriche che spesso complicano la polmonite di origine virale.

A fronte di tutti questi meccanismi che lo vedono partecipe, è pacifica l’opportunità del ruolo preventivo dell’integrazione di zinco. I numerosi dati scientifici pubblicati oggi concordano sull’importanza dell’integrazione di zinco negli individui carenti per prevenire le infezioni virali.

Di conseguenza, lo stato dello zinco è un fattore critico che può influenzare l’immunità antivirale, in particolare perché le popolazioni carenti di zinco sono spesso più a rischio di contrarre infezioni virali come l’HIV o il virus dell’epatite C, si puo vedere  lo zinco come antivirale diretto, nonché come stimolante dell’immunità antivirale. Per esempio, una meta-analisi realizzata dalla Cochrane Library ha mostrato che l’integrazione con 75 mg di zinco al giorno riduce la frequenza di comparsa dell’influenza e la durata dei sintomi. Negli ultimi 50 anni si è accumulata un’abbondanza di prove per dimostrare l’attività antivirale dello zinco contro una varietà di virus e attraverso numerosi meccanismi. L’uso terapeutico dello zinco per le infezioni virali come il virus dell’herpes simplex e il raffreddore comune è derivato da questi risultati; tuttavia, resta molto da imparare sui meccanismi antivirali e sui benefici clinici dell’integrazione di zinco come trattamento preventivo e terapeutico per le infezioni virali.

 Questo è stato dimostrato per molti virus, in particolare per quelli respiratori, compresi quelli appartenenti alla famiglia a cui appartiene il SARS-CoV-2, il virus responsabile del COVID-19. Oggi, mancano ancora dati clinici diretti sull’azione dello zinco nella lotta contro il COVID-19. Tuttavia, alla luce delle prove dell’efficacia dello zinco nel prevenire l’insorgere di molte infezioni virali, sempre più scienziati concordano sul fatto che l’integrazione di zinco dovrebbe essere utilizzata per rafforzare il corpo per prevenire Covid.

Quindi, le principali funzioni dello zinco riguardano  il corretto funzionamento del sistema
immunitario (stimolando il corretto funzionamento del timo), soprattutto contro i virus influenzali e le infezioni batteriche.

È altrettanto vero però che :

Grazie alla sua potente azione antiossidante, lo zinco è utile a contrastare l’invecchiamento cellulare, proteggendo dall’azione deleteria dei radicali liberi.

A livello dell’apparato cutaneo stimola la rigenerazione dell’epidermide e facilita la guarigione di ferite. Lo zinco è quindi indispensabile per la salute della pelle, tanto che può curare acne e brufoli, ma anche dermatiti ed eczemi. Insieme alla vitamina C, infatti, lo zinco è responsabile della produzione di collagene.

Lo zinco, inoltre, migliora la capacità visiva, favorendo soprattutto la visione crepuscolare. Favorisce l’assorbimento di alcune importanti vitamine, tra cui quelle del gruppo B e la vitamina A.

Nonostante il suo ruolo così cruciale per la salute, purtroppo risulta essere assunto insufficientemente. Dal momento che si legge negli annals of nutrition & metabolism che una persona su 5 è carente di zinco, con particolare incidenza su bambini,   è conveniente integrare tale nutriente anche perché un suo deficit ha impatto significativo sulla comparsa e gravità delle infezioni.

 

Livelli consigliati di zinco

Nel 2001, lo “U.S. Institute of Medicine” (IOM) ha aggiornato la “Estimated Average Requirements” (EARs – requisiti medi stimati) e la “Recommended Dietary Allowances” (RDAs – razioni dietetiche raccomandate) per lo
zinco. Nota: le RDA sono superiori alle EAR in modo da garantire anche la copertura dei fabbisogni legati alle persone con requisiti maggiori della media.
L’attuale EAR per lo zinco – dai 14 anni in poi – è rispettivamente di 6,8 mg / die per gli uomini e di 9,4 mg / die per le donne. La RDA per gli uomini adulti è di 8 mg / die; per le donne della stessa fascia di età è di 11 mg / die. La RDA per la donna gravida è di 11 mg / die. In allattamento è di 12 mg / die. Per i bambini fino a 12 mesi è di 3 mg / die; fino ai 13 anni è di 8 mg / die.

In merito alla sicurezza dello zinco, l’IOM ha dichiarato un “Tolerable upper intake levels” (ULs – livelli massimi tollerabili di assunzione) per gli adulti di 40 mg / die – per i bambini è inferiore. Nota: UL, come EAR e RDA, sono “Dietary Reference Intakes” (DRIs – assunzioni dietetiche di riferimento). La “European Food Safety Authority” (EFSA – autorità europea per

la sicurezza alimentare) fa riferimento alla “Dietary Reference Values” (DRV – valori dietetici di riferimento) per “Population Reference Intake” (PRI – assunzione di riferimento/raccomandata della popolazione), anziché RDA, e al “Average Requirement” (AR – requisito medio), anziché EAR.

 

 

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